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martedì 9 giugno 2009

Cicloalpinismo


Quando decidi di organizzare un giro in montagna col nostro Marco De Giuseppe, ti devi preparare psicologicamente ad affrontare qualcosa di impegnativo se non addirittura estremo. Per Marco l’unica cosa che conta è spingere all’estremo il concetto di cicloalpinismo classico…..e quasi sempre ci riesce. In settimana ci sentiamo per telefono per organizzare:”stai tranquillo andiamo a pedalare …..un anello …….in quota……niente di che…..è la prima gita un po’ seria della stagione…..c’è ancora neve…..rimaniamo sul versante sud…..Val Pellice….perfetto…”.
Ci ritroviamo domenica mattina 7 giugno, verso le 10.00. Nessuna levataccia tanto il giro è tranquillo. Partiamo col furgone e in un’ora siamo a Bobbio Pellice. Ci prepariamo guardiamo la cartina:”tranquillo Fede andiamo a Punta Vergia 2400m. ca. Un po’ di salita niente di che…..”.
Comincio a dubitare, Bobbio Pellice è 700m slm ca , vuol dire 1700m di salita ininterrotta. Va bé ormai siamo in ballo ci tocca ballare. Dopo essere scesi leggermente verso una frazione di Bobbio, incominciamo a salire lungo una strada sterrata dal fondo modestamente accidentato. La strada si fa subito mediamente ripida e si alza velocemente lungo infiniti tornanti. Attraversiamo alcune piccole frazioni e incessantemente continuiamo a salire. Inizialmente la strada si snoda in mezzo ad un fitto bosco di conifere, che diventa piano piano più rado man mano che acquistiamo quota. Incomincia ad aprirsi intorno a noi un fantastico panorama. Il meteo è clemente e le poche nuvole nel cielo sono come candidi batuffoli di cotone. Davanti a noi il Monviso con tutta la sua durezza, il Granero e una serie di cime maestose tutte ancora ben innevate. Alle nostre spalle Punta Vergia nostra teorica meta e punta Cournur aguzza e invitante. In alto incomincia ad intravedersi Alpe Caugis piccolo agglomerato di Alpeggi che sono il motivo per cui possiamo goderci questa bella strada di montagna. Si continua a salire, affrontando a volte anche tratti molto ripidi. Questi tratti hanno un fondo di cemento che garantisce una buona trazione. Con la Slider Niner e il 22-34 sono comunque molto impegnativi da superare, il maggior sviluppo metrico della ruota da 29” richiede uno sforzo maggiore in questi tratti e il vantaggio del maggior diametro si annulla diventando quasi controproducente. Marco con il suo Damper I-link da 26” sale con una pedalata rotonda e costante, io mi trovo un po’ impiccato su questi tratti. La strada non dà tregua, continua a salire con lunghi traversi mentre la vegetazione si fa sempre più rada. Ormai abbiamo superato i 1700m ed è da più di un ora e mezza che pedaliamo in salita costantemente. Lo spettacolo che ci presenta davanti e maestoso ma un po’ inquietante. Vediamo Alpe Caugis ancora lontana e intravediamo il colle Chiot dal quale poi si sale verso Punta Vergia. Abbiamo ancora più di un’ora di salita da affrontare con dei tratti molto ripidi da superare. Le energie cominciano a scarseggiare e il terreno è sempre più impegnativo. La comoda strada sterrata ha lasciato posto ad un’impegnativa mulattiera disseminata di pietroni e tratti franati a causa dell’abbondanti nevicate che abbiamo avuto in questo lungo inverno.
Con molta fatica superiamo le ultime rampe che ci portano all’Alpe Caugi; l’ultima di queste rampe è veramente impegnativa, sempre con fondo in cemento ma con un pendenza tale da costringermi a scendere dalla bici e spingere. Arrivati all’Alpe ci rimane ancora un lungo traverso su sentiero poco pedalabile e un ulteriore mezzo costa si arriva sul colle. Deju è in splendida forma e sembra poco provato dalla lunga salita. Io sono messo male come sempre e fatico non poco a raggiungere il colle evitando alcuni traversi innevati. Le pendenze intorno a noi cominciano ad essere parecchio elevate e sbagliare a mettere le ruote o i piedi da qualche parte può diventare un grosso problema. Arriviamo finalmente al colle al fianco del quale si eleva la punta Vergia. Il panorama è magnifico spazia dal gruppo del Monviso, a Punta Cialancia, la pianura con la rocca di Cavour e il Pinerolese. Ci rendiamo subito conto che non ha nessun senso spingersi fino sulla punta dalla quale ci separa un ripido pendio in parte ancora molto innevato e quindi parecchio rischioso. Inoltre affacciandoci dall’altro versante la neve è ancora molta e copre completamente il sentiero che porta all’ Alpe Sella, da dove noi volevamo scendere. Che fare? Scendere il pendio nevoso è impossibile. Troppo ripido. Cominciamo ad esplorare con Deju che scalpita per trovare il possibile passaggio estremo da superare....Dopo alcuni minuti di ricerca decidiamo di alzarsi leggermente e di provare a scendere lungo un pendio di rododendri con una pendenza molto elavata. Speriamo di riuscire in questo modo a superare il tratto più ripido del nevaio per poi mettere le ruote sulla parte più bassa dello stesso con pendenza più modesta e raggiungere quindi il sentiero verso Alpe Sella. Dopo pochi minuti di discesa bici a fianco in mezzo ai rododendri ci si apre davanti un canalino innevato ripidissimo. Che fare? Guardiamo leggermente più in alto e c’è un passaggio libero dalla neve che ci permetterebbe di passare oltre, solo che per arrivarci dobbiamo arrampicarci sopra ad un salto di roccia e sfasciumi con passaggi di terzo grado. Deju sorride tutto contento della situazione, anche questa volta è riuscito a provare quella scarica di adrenalina che ricerca nel cicloalpinismo. Io sono un po’ meno contento anche perché con le scarpette da bici non è cosa agevole muoversi su pareti di roccia con in più la bici da tirarsi dietro. Comunque dopo un po’ di tentennamenti e aiutandoci a vicenda riusciamo a superare il tratto roccioso e il canalino innevato. Adesso ci aspetta ancora il pendio ripido di rododendri dove a stento si sta in piedi. Deju ad un certo punto si ferma e con movimenti precari salta in sella alla bici: “Vedo la linea, vedo la linea…” e si butta giù in mezzo agli arbusti e dritto per dritto con un pendenza veramente elevata. Di fatto i rododendri hanno una buona tenuta e ben presto anche io lo imito. Facciamo freeride sui rododendri, più estremo di così….. Alla fine arriviamo sul nevaio e dopo alcuni tratti scesi su neve marcia e instabile raggiungiamo la mulattiera che velocemente ci porta all’Alpe Sella e poi giù con una lunghissima discesa percorriamo la Valle Angrogna fino ad arrivare a Torre Pellice. Ci aspettano ancora 12 km di risalita verso Bobbio Pellice tutti controvento e con le gambe impallate dalla lunga salita del mattino ma alla fine arriviamo al furgone.
Siamo partiti alle 11.00 del mattino e arrivati alle 17.00. Sei ore di fatiche condite da qualche passaggio estremo e da paesaggi incredibili. Possiamo dire di aver incominciato la stagione dei giri epici alla grande. Dal canto mio posso ritenermi soddisfatto, aver completato un giro del genere con una twentyniner, non è cosa da poco. Gli americani quando hanno messo a punto le Twentyniner non credo che immaginavano un uso del genere. Posso dire che sicuramente non è la bicicletta perfetta per affrontare percorsi così impegnativi sulle Alpi. Il vantaggio maggiore lo si ha su salite dalla media pendenza anche accidentate ma mai troppo ridipe. Sul ripido a meno di utilizzare rapporti particolari tipo la corona da 20, lo svantaggio è notevole, inoltre con la bici a spalle, l’ingombro delle ruote e il peso maggiore sono due fattori molto fastidiosi. Il Damper I-link si presta meglio per questo utilizzo e non parliamo delle prestazioni in discesa. Un alternativa per questo tipo di tour Alpini può essere la nostra Keeper All-Mountain da 26” front che si adatta bene a forcelle fino a 140-150mm e se accuratamente montata può stare su pesi sotto gli 11Kg.
Deju si sta preparando per delle grosse imprese per quest’estate di cui vi daremo conto. Il cicloalpinismo è una specialità poco pubblicizzata ma che può dare grosse soddisfazioni.

Alla prossima.

Federico Biora




English Version:



When you decide to arrange a tour in the mountains with our De Giuseppe Marco, you have to prepare psychologically to face something difficult, if not extreme. For Mark the only thing that counts is pushing at the concept of classical cicloalpinismo ... .. and almost always succeeds. During the week we are on the phone to organize "peaceful're going to ride a ring ... ... .. .... ... ... To share anything ... .. that is the first trip a 'serious of the season ... .. there is still ... .. still snow on the south Pellice Val ... .. .... ... perfect. " Sunday morning we meet again June 7, at about 10:00. None levataccia tour is so peaceful. We start with the van and in an hour we are at Bobbio Pellice. We are preparing the map look: "quiet faith we Punta Verga 2400m. ca. Un po 'climb anything that ... .. ". I begin to doubt, Bobbio Pellice is about 700m above sea level, this means uninterrupted climb 1700m. Va bé now we dance we tap dance. After it fell slightly to a fraction of Bobbio, we begin to climb along a dirt road from the bottom moderately rugged. The road becomes steep and just average rises quickly along endless hairpin bends. We cross some small villages and ceaselessly continue to rise. Initially, the road winds through a dense forest of conifers, which becomes gradually more often as they buy shares. Begins to open up around us a fantastic view. The weather is clement and the few clouds in the sky are like white wad of cotton. In front of us Monviso with all its hardness, Granero and a series of majestic peaks all still good snow cover. Behind us Punta Verga our goal and theoretical peak Cournur pointing and inviting. Top begins to glimpse Alpe Caugis small town of Alpine that is why we can enjoy this beautiful mountain road. It continues to rise, addressing sometimes very steep sections. These traits have a concrete bottom that provides good traction. With the Slider niñera and 22-34 are very challenging to overcome, the highest metric development of the wheel from 29 "requires a greater effort in these traits and the advantage of the largest diameter you cancel almost becoming counterproductive. Marco Damper with its I-link 26 "screens with a pedal roundabout and constant, I find it a little 'hung on these traits. The road does not give truce, continues to rise with long cross and the vegetation becomes increasingly rada. We have over 1700m and is more than an hour and a half to cycle uphill constantly. The show that presents the front and majestic but somewhat 'disturbing. Alpe Caugis still see far and we see the hill from which Chiot then climb to Punta Verga. We still have more than an hour's climb to be tackled with long stretches of steep to overcome. The energies are starting to run low and the terrain is more challenging. The convenient dirt road has left room for a challenging path strewn with stones and stretches due to landslide dell'abbondanti snowfall we had in this long winter. With little difficulty we overcome the last ramps that lead us all'Alpe Caugi, the last of these ramps is very challenging, with the bottom of concrete but with a slope as to force them to get off the bike and push. All'Alpe arrived there remains a long traverse on the trail ride and just another way we reach the coast on the hill. Deju is in wonderful shape and seems not proved by the long climb. I have always made a bad and not a little difficult to reach the hill avoiding navigate some snow. The slopes around us are beginning to be quite high and wrong to put the wheels or feet anywhere can become a big problem. We arrive finally at the side of the hill which elevates the tip Verga. The view is magnificent from the group of ranges Monviso, in Punta Cialancia the plains with the fortress of Cavour and Pinerolese. We realize now that it makes no sense to go until the tip separates us from which a steep slope in the still snow-covered and thus quite risky. Also looking on the other side the snow is still a long and completely cover the path that leads to 'Alpe Saddle, where we wanted to get off. What to do? Down the snowy slope is impossible. Too steep. We begin to explore with Deju scalp to find that the extreme step can be overcome .... After a few minutes of research we decide to get up a little and try to fall along a slope of rhododendrons with a slope very eläviä. We hope to succeed in this way to overcome most of the steep snowfield and then put the wheels on the lower part of the same slope with smaller and then get the path towards Alpe Sella. After a few minutes by bike down a side in the midst of rhododendrons opens before us a steep snow-covered channel. What to do? Looking slightly higher and there is a passage from the snow that would allow us to go further, only that we must climb to get a jump on top of rock and rubble with passages third grade. Deju smiles all happy with his situation, but this time he managed to prove that rush of adrenaline that research in cicloalpinismo. I am a little 'less happy because the bike shoes is not easy to move up the walls of rock with more in the bike pull back. However after some 'hesitation and of helping each other we can overcome the rocky stretch, and the snow channel. Now we still have a steep slope where the rhododendrons are barely standing. Deju at some point it stops and precarious movements with jumps riding a bike: "I see the line, I see the line ..." and threw himself down among the bushes and straight to straight with a very high slope. In fact, the rhododendrons are well kept and soon I even heckling. We do freeride on rhododendrons, more extreme than that ... .. In the end we arrive on the snowfield, and after some sections fell on snow gear and unstable reach the path that leads us quickly all'Alpe Saddle and then down with a long walk down the Valley Angrogna up to Torre Pellice. We still expect 12 km ascent to Bobbio Pellice against all and with his legs impallate the long climb in the morning but in the end we come to the van. We left at 11.00 am and arrived at 17.00. Six hours of hard work from some seasoned extreme step and incredible landscapes. We can say that I have started the season turns to the great epic. For my part I can be satisfied, having completed a tour of its kind with a twentyniner, no small matter. When the Americans have developed the belief that Twentyniner not imagined such a use. I can say that certainly is not the perfect bike for tackling such difficult paths of the Alps The biggest advantage we have on the average slope climbs rugged but also never too ridipe. On steep unless you use special reports like the crown 20, the disadvantage is significant, also with the bike on the shoulders, the footprint of the wheels and the greater weight are two factors very annoying. Damper The I-link is best to use this and not talking about the drop in performance. An alternative for this type of tour Alpini may be our Keeper All-Mountain 26 "front that adapts well to a range of up to 140-150mm and can be accurately mounted on the under 11kg weight. Deju is preparing for the big companies for this place that you will give account. The cicloalpinismo is a specialty of little-publicized but can give great satisfaction. To the next. Federico Biora

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